Mi chiamo Eleonora Stampa, ho 28 anni. Dopo aver conseguito la laurea in ostetricia presso l’Università Bicocca, ho continuato studi specialistici laureandomi a Monza nel novembre 2011.
Lavoro da circa un anno e mezzo in sala parto e nel reparto di maternità dell’Ospedale Valduce di Como.
Un’esperienza come ostetrica volontaria in Africa, precisamente in Repubblica Democratica del Congo, di alcuni mesi, ha fatto si che io abbia maturato la convinzione che il contatto madre/bambino sia la modalità comunicativa in assoluto più efficace fin dai primi giorni di vita. Con i corsi di massaggio infantile offriamo uno spazio in cui mamma e bambino imparano a conoscersi innanzitutto col tatto, ma anche grazie al confronto con altre mamme.
Durante gli incontri infatti vengono affrontati diversi temi che toccano il puerperio come allattamento, fasi di crescita del neonato, il pianto, il sonno ed altro ancora.

SVEZZAMENTO: UN MONDO TUTTO DA SCOPRIRE

PERCHE’ E’ BENE SVEZZARE UN BAMBINO

 

svezzamentoLa ragione dell’importanza di proporre un’alimentazione complementare ad un bambino non è da ritrovarsi nella diminuzione delle proprietà nutritive del latte, in un suo presunto diminuito potere calorico etc ma nel fatto che un organismo vivente con la crescita richiede circa a 24 settimane di vita una più varia qualità di nutrienti che il solo latte (materno o in formula) non possiede. Il ferro ad esempio è tra questi il più importante.

Fino a sei mesi di vita un neonato attinge dalle scorte di ferro accumulate dalla mamma, ma quando la sua crescita è massima il cervello per continuare a crescere e assicurare le normali tappe di uno sviluppo cognitivo e motorio ha necessità di dosi maggiori; per questo motivo un’anemia da ferro (sideropenica) potrebbe interferire con questo processo.

Alimentazione complementare significa abituare un neonato a qualcosa di diverso dal latte; trattandosi di alimentazione complementare va da sé che il latte deve continuare a far parte della dieta del piccolo. L’OMS infatti afferma che “l’allattamento è il modo per dare al bambino nutrimento e sicurezza, rappresenta un riferimento affettivo rilevante per l’acquisizione dell’autonomia. Se la madre lo desidera, l’allattamento al seno può continuare dal secondo semestre di vita fino al secondo anno e anche oltre”. Non vi sono limiti sul tempo in cui è bene smettere!

L’OMS consiglia di prolungare il più possibile l’allattamento materno per i numerosi vantaggi non solo nutrizionali ma anche in termini immunologici (numerose evidenze scientifiche riportano, infatti, benefici in termini di prevenzione dalle malattie allergiche, dell’otite e dell’obesità).

 

QUANDO INIZIARE

Dal sesto mese si può iniziare con l’introduzione di cibi solidi e semisolidi a complementare l’alimentazione con solo latte. A sei mesi un neonato è pronto sia dal punto di vista psicologico che motorio (è in grado di deglutire e masticare) che digestivo (è in grado di assimilare alimenti diversi dal latte poiché possiede gli enzimi in grado di farlo). Lo svezzamento rappresenta una tappa verso l’autonomia per le nuove esperienze olfattive, gustative, tattili e di accettazione del cucchiaino. E’ bene continuare ad allattare al seno o continuare col latte in formula (se già si faceva, non cambiare ora!) perché oltre che funzione nutritiva dà anche sicurezza; è un riferimento affettivo verso un percorso di autonomia.

La comunità scientifica è ormai concorde nel sostenere che è bene iniziare con lo svezzamento non prima delle 17 settimane di vita e non dopo le 26.

Per capire quando è il momento giusto, è importante saper osservare il proprio figlio: una mamma deve innanzitutto farsi domande sull’andamento generale di crescita del proprio figlio; il bambino cresce bene solo con il mio latte? Ha un sonno sereno e ininterrotto o si sveglia spesso perché affamato? Di giorno mi appare sereno e tranquillo o è frequentemente nervoso, lamentoso e irritabile (e prima non lo era…)?

Segni che indicano che un neonato è pronto per essere svezzato:

–          Perdita del riflesso di estrusione (il bambino non sputa il cucchiaino quando gli è proposto);

–          Mantenimento in autonomia della posizione seduta;

–          Interesse verso il cibo solido e in particolare verso il cibo che mangiano i genitori;

–          Capacità di allungare le mani, di afferrare gli oggetti e di portarli alla bocca;

–          Diminuzione dell’interesse verso il latte.

Va da se che se un neonato non mostrasse questi segni l’inizio dello svezzamento può anche essere ritardato.

REGOLE VALIDE PER TUTTI

1)     Non è più importante come prima l’ordine con cui s’introducono i cibi. E’ utile rispettare la cultura e le abitudini familiari in tema di alimentazione e cercare di capire le preferenze del bambino. Non posticipare l’introduzione del glutine.

2)     I primi alimenti che possono essere proposti a un neonato sono vegetali cotti e tritati, frutta come banana pera e mela, riso e altri carboidrati come mais, tapioca, yucca. Le proteine possono essere introdotte da subito con moderazione.

3)     Non esagerare con le proteine. Queste, infatti, appesantiscono il metabolismo e orientano il bambino verso scelte alimentari meno sano da grande.

4)     Vietati sale zucchero e miele. Il sale aumenta il rischio d’ipertensione nell’adulto oltre maschera il sapore dei cibi. Lo zucchero espone a un maggior rischio di carie ma soprattutto alza la soglia di tolleranza del glucosio a livello cerebrale portando il bambino a chiederne sempre di più; questa situazione espone maggiormente i bambini al sovrappeso e all’obesità nella prima infanzia con tutti i problemi a essa correlati. Infine il miele è da evitare per il rischio di contagio con il Clostridium Botulinum per tutto il primo anno di vita.

5)     SI ai grassi vegetali per un buono sviluppo cerebrale. In particolare va molto bene lo yogurt bianco naturale.

 

ALLERGIE E SVEZZAMENTO

Fino a qualche tempo fa i pediatri consigliavano di offrire al bambino un alimento alla volta, iniziando con minime quantità aumentando con il passare dei giorni: prima la mela, poi la pera, poi la pappa (brodo vegetale, crema di riso con olio extravergine) e infine introdurre la carne e il parmigiano. Nessuno studio ha però mai affermato che questa gradualità sia vantaggiosa e realmente necessaria. Oggi si è meno rigidi sul come iniziare a proporre i cibi diversi dal latte.

L’allergia alimentare è un disturbo che non ha ancora un’eziopatogenesi chiara. Compare una serie di sintomi quali vomito, diarrea, orticaria, malessere generale fino a gonfiori diffusi. Esistono dei cibi più allergizzanti di altri come il latte vaccino, l’uovo, la frutta secca e il pesce.

In controtendenza col passato oggi sta affermando una scuola di pensiero che afferma che una precoce introduzione di cibi allergizzanti potrebbe favorire una maggior tolleranza degli stessi a distanza. Il periodo migliore di esposizione agli allergeni è quello compreso tra il quinto e il settimo mese.

 

ALIMENTI VIETATI FINO AI TRE ANNI DI VITA

–          Frutti di mare (per rischio di contaminazione con salmonella e intossicazioni alimentari di altra natura);

–          Carne e pesce crudo (per rischio d’infezioni intestinali. Il sistema immunitario di un neonato è più immaturo e ha un maggior rischio di sottoporre il bambino ad uno stato di disidratazione grave);

–          Caffè, tea e bevande contenenti in genere caffeina (possono avere conseguenze sul sonno e sull’umore);

–          Bevande zuccherate (vedi prima);

–          Alcolici (possono esporre il neonato ad un danno cerebrale irreversibile interferendo l’alcool con la crescita cellulare neuronale)

ALIMENTI DA LIMITARE 

–          Formaggi grassi, burro, salame, pancetta, mortadella e coppa (possono alterare i meccanismi che regolano l’appetito procrastinando il senso di sazietà aumentando quindi il rischio di sovrappeso e obesità già dall’infanzia);

–          Sale;

–          Dolci;

–          Cibo in scatola o contenente comunque conservanti e coloranti (non ha un apporto nutritivo e contengono molto sale rispetto agli alimenti freschi).

 

La carne può essere sostituita dai legumi (preziosissima fonte di proteine di origine vegetale), uova, formaggio magro, prosciutto cotto e pesce.

ACQUA: una piccola quantità di acqua si può offrire ai neonati con l’inizio dello svezzamento (non prima perché il latte sia materno che in formula è composto per il 95% da acqua e si rischia di riempire lo stomaco inutilmente). Si tratta di quantità pari a 30-50 ml ma non è un obbligo. E’ da preferire l’acqua delle bottiglie di vetro.

LATTE VACCINO: vi sono pareri discordanti su quando è bene introdurre il latte vaccino. Ciò che lo differenzia da quello materno e dal latte di crescita è la maggior componente proteica e grassa a discapito di quella glucidica e la minor concentrazione di ferro (nutriente indispensabile per lo sviluppo cerebrale e la crescita psicofisica); per questo motivo molti esponenti della comunità scientifica ritengono sia più prudente iniziare dopo i 24 mesi.